[Voyage Voyage] Le Seychelles e la nostalgia canaglia

Che poi uno guarda le foto sui depliant delle agenzie viaggi e pensa: ma ‘sti posti esisteranno davvero?, dopodiché in un impeto di delirio ci si informa sui prezzi e scattano, di conseguenza, i *momenti frustrazione*. Il paradiso terrestre, si sa, non te lo danno mica aggratis. A me, però, quasi.

Cosa!? Tu, povera fotografa semi-squattrinata, ci sei stata? Per davvero? Quasi gratis? Com’è possibile? Il mondo è ingiusto!

Eh sì, il mondo è ingiusto persulserio, perché io ho un’amica che ha dei parenti che vivono nientepopodimenoche alle Seychelles (ciao Mangela!) e voi… voi? Mi spiace per voi, ma suppongo di no. Quindi, nell’ormai lontano novembre del 2008, mi sono regalata il viaggio post laurea, o meglio, mi sono regalata un biglietto a/r Malpensa-Mahè e via! A scroccare amorevolmente ospitalità dagli zii seychellesi per vedere se le foto che ti fanno vedere di quei posti sono così anche in realtà oppure no. E, in effetti, non sono così. Sono MOLTO meglio. Il sole che ti bruciacchiava la pelle, i pesci che ti mangiucchiavano i piedi mentre facevi il bagno in un oceano incredibilmente trasparente, i nuvoloni carichi di pioggia che dopo cinque minuti di diluvio se ne andavano facendo di nuovo posto al sole, la sabbia che sembrava borotalco, la vegetazione assurda, i ragni grossi come due palmi di mano messi insieme, le onde alte due metri che ti travolgono e ti spaccano il naso (ciao Mangela!), la morte che rischi ogni volta che sali su un autobus, gli scarafaggi volanti di dimensioni preistorica, ma hey. Questa è un’altra storia. Io comunque c’avevo provato a portarmi via qualche pezzo di tutta quella incredibile beltade e, infatti, adesso ve la appiccicherò qui sotto. Ora farò un respiro profondo che, quando vedo queste foto, non riesco a contare fino a dieci senza cadere prima in un profondo stato di depressione e avvilimento. Quindi.

Ladies & Gentlemen, Mara Brioni in: La mia prima volta al di sotto dell’Equatore

Purtroppo credo di non essere riuscita a intrappolare, nelle foto, l’aria che si respirava laggiù. Però volevo farvi schiattare di invidia farvele vedere lo stesso, sia mai che mi sbaglio. Non so voi, ma io venderei un rene per esser là anche adesso.

Sigh.

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